Secondo le stime più recenti l’allergia alimentare interessa il 5% dei bambini di età inferiore a 3 anni e circa il 3% della popolazione adulta. Tuttavia la percezione globale di “allergia alimentare“ nella popolazione generale risulta molto più alta, intorno al 20%, pertanto è necessario fare chiarezza su questo tema.
L’allergia alimentare è una reazione avversa agli alimenti causata da una anomala reazione immunologica mediata da anticorpi chiamati immunoglobuline di classe E (IgE) i quali reagiscono verso componenti alimentari di natura proteica.
Essa può manifestarsi in età pediatrica oppure può insorgere in età adulta, nel primo caso spesso regredisce spontaneamente, mentre nel secondo caso tende a persistere per tutta la vita.
L’allergia alimentare può presentarsi con un ampio spettro di manifestazioni cliniche che spaziano dai sintomi più lievi come il prurito orale fino a quelli sistemici più gravi dell’anafilassi che possono evolvere fino all’arresto cardio-respiratorio.
I segni e sintomi della reazione allergica compaiono da pochi minuti a poche ore dall’assunzione dell’alimento incriminato e comprendono: prurito orale, gonfiore delle labbra, della lingua o del volto (angioedema), prurito cutaneo con comparsa di elementi eritemato-pomfoidi (orticaria), difficoltà respiratoria (costrizione laringea, oppressione toracica), nausea, vomito, diarrea, palpitazioni, vertigini, senso di testa vuota, sudorazione algida, offuscamento visivo, perdita di conoscenza.
Il ruolo dell’allergologo è fondamentale nell’identificare l’alimento incriminato, nello stratificare il rischio di reazioni gravi, nell’identificare cofattori di anafilassi, nel definire strategie di prevenzione (evitamento degli alimenti a rischio, prescrizione dell’adrenalina auto iniettabile) ed infine in alcuni casi può essere intrapreso un percorso terapeutico risolutivo che consiste nella desensibilizzazione specifica nei confronti dell’allergene alimentare.
Gli alimenti incriminati, su indicazione dello specialista allergologo, possono essere identificati mediante i seguenti test: prick test, prick by prick, determinazione delle IgE specifiche sul sangue (RAST o immunocapR ) e test di scatenamento.
Come accennato all’inizio di questo documento sono molte le persone oggi che avvertono una condizione di malessere come conseguenza del consumo di svariati alimenti, in pratica sembra si stia sviluppando un’epidemia di intolleranze alimentari. A generare paure e confusione è anche la diffusione di test che in maniera non scientifica emettono errate diagnosi di allergia o intolleranza alimentare, suggerendo diete inutili e spesso dannose. Ecco alcuni esempi di questi test non convenzionali: VEGA-test, Cito-test, DRIA-test, test muscolare kinesiologico, ALCAT-test, SARM-test, elettropuntura secondo Voll, Mora-test, Kondo-test, SAFT, il test del capello e le IgG anti-alimento.
Le intolleranze alimentari comprendono un gruppo eterogeneo di reazioni avverse ad alimenti che non prevedono un’attivazione diretta del sistema immunitario e la stragrande maggioranza di esse non sono identificabili mediante dei test ma sta solo al medico (in particolare allo specialista allergologo o gastroenterologo) valutare una correlazione tra segni e sintomi riferiti ed il consumo di un dato alimento, per questo rivolgetevi a lui prima di puntare il dito contro quello che rappresenta uno dei fondamentali piaceri della vita … il buon cibo!
Documento a cura del Dr Fabio De Bartolomeis (Salerno), medico specialista in allergologia ed immunologia clinica, e condiviso dalla Sezione Campania dell’AAIITO (Associazione Allergologi ed Immunologi Italiani Territoriali ed Ospedalieri).