Tutte le donne sono sempre per la pace, la loro, una scelta di vita. Una scelta per i propri figli, ma anche per il proprio uomo, per natura la donna non ama la guerra, ma parteggia per la pace senza termine, una scelta decisiva non solo per il momento in essere, ma anche e soprattutto, per il futuro, per chi senza colpa alcuna, subirà ritorsioni e angherie da parte degli altri.
Nel nostro mondo nulla va perduto, pur essendo uguale al loro, tutto andrà perduto per ritorsione contro il popolo indifeso, ma tutto potrà servire se non a liberare innanzi tutto i nostri figli e a costruire una diversa umanità senz’altro rabbia odio o rancore. L’altra è la parte dei fatti e dei gesti perduti nel nulla, perché non faranno mai storia, non servono a liberare ma a ripetere e a perpetuare quell’odio e quel furore cattivo per oltre mille anni.
La vera scelta per la storia è “un’umanità senza più rabbia, ma serena in cui si possa non essere cattivi”, è la vera scelta per la pace.
La guerra delle donne inizia, nell’indimenticabile giorno dell’8 settembre del 1943 non è un giorno di guerra di aggressione, ma un giorno di resistenza civile e resistenza partigiana, senza armi e con le armi. Le donne conoscono oltre tre anni di guerra, di stenti di fame, di dolore, del lutto e le donne ebree con le famose leggi razziali. Nel quaranta mia nonna, Margherita diceva ” Tra poco finirà la guerra e le cose andranno meglio, avrai i vestiti più belli e il fiocco rosa tra i capelli” si sperava che le cose sarebbero andate meglio, invece alle mie lunghe trecce misero il nastro nero, per la morte di mio padre quel giorno del 9 aprile del 1945, dissero e dichiararono “ sabotaggio” tra Le lacrime sui volti delle donne, scesero anche lacrime nere di pece. Pensavo e speravo, come previsione, che le cose sarebbero andate meglio, alla caduta del fascismo, tutte le donne speranzose va che tutto sarebbe andato molto meglio, con la pace ritrovata, gli uomini, che tornavano dalla guerra, i fronti chiusi, non più il sibilo atroce dell’allarme, la caduta delle bombe per ogni dove, dissipato l’incubo, della guerra,la vita sarebbe rinata e ripreso il ritmo della serenità e della pace. Era solo un sogno. Per le donne, la vera guerra inizia l’otto settembre del 1943, non guerriglia, ma una guerra di civile resistenza e di quella partigiana, sin dal 1938 ebbe inizio la guerra del razzismo con le leggi razziali, si sperava che con la caduta del fascismo, le donne danno vita a una grandissima operazione di salvataggio, salvare dei soldati italiani sbandati. Sapere quanto vale la vita di un soldato con la divisa grigia nessuno lo sa. Allora le donne spogliano e rivestono gli uomini, che tornano dal fronte, figli o fratelli diventano tali pur di salvarli le donne bruciano le divise nei falò, accesi per disinfettare gli alberi di ulivi, nelle tante grandi estensione di campi diventa una maternità collettiva che esalta il ruolo di madre.
Le donne si fanno carico di sconosciuti, fanno da mangiare con quello che hanno sfamando e proteggendo, nascondendo, qualche vita messa a rischio dalla guerra, da non dimenticare gli scioperi sono madri, le moglie, le sorelle, dei partigiani del 1943 dietro la parola operai, ci sono in maggioranza donne, che gridano pace, pane, libertà.
Per le donne la scelta delle armi è sempre riprovevole e dolorosa, alcune scelgono la via più rapida, questo modo il più veloce, ma il rapporto con le armi, passa sempre da un sentimento di rivolta, ma anche di urgenza, è porre termine alla guerra e al fascismo.
Non potrò mai dimenticare un episodio vissuto direttamente, avevo circa sei anni una donna nostra vicina di casa aveva ritirato dal forno sette, grandi pagnotte di pane, era pane che doveva bastare per sette giorni, ancora caldo quando vide un soldato con una divisa tedesca, che le chiese mezza pagnotta di pane, l’uomo non parlava italiano, ma si fece capire con i gesti, la donna prese una pagnotta e la donò a quell’uomo senza dire nulla. L’uomo nascose la pagnotta sotto la giacca, andò via inchinandosi sino a terra, era un modo tutto suo per ringraziare quella donna sconosciuta.
Anna Sciacovelli