I cartoni animati ci accompagnano nella nostra infanzia, continuano ad essere con noi nel periodo della giovinezza e non ci abbandonano nemmeno nel corso della maturità. Ma come vengono realizzati? Oggi ci sono tecniche diverse rispetto al passato, scopriamo quali sono
Produrre un film d’animazione, cartoni animati, non è un’impresa per tutti. Ci sono diversi elementi da prendere in considerazione per avere un risultato perfetto, fattori che devono riuscire ad avere un ottimo connubio tra loro.
Parlando di animazione, dobbiamo essere consapevoli del fatto che facciamo riferimento unicamente ad un’ illusione ottica.
Ciò è possibile per un fenomeno chiamato persistenza visiva, per il quale i nostri occhi riescono a trattenere sulla retina un’immagine vista per una frazione di secondo, anche se questa scompare immediatamente dal campo visivo.
In questo modo si va a fornire al cervello un’illusione di movimento. Questo è quanto accade nei film di animazione, nei quali vengono proiettate una serie di immagini In una successione così rapida da arrivare ad ingannare il nostro occhio.
Sembra una situazione surreale, eppure gli umani hanno il desiderio di animare sin dalle antichità. Già quando era presente l’uomo delle caverne, si cercava di rendere viva l’idea del movimento attraverso dei disegni sulla pietra. Ovviamente le tecniche utilizzate dai primitivi si sono evolute man mano e a partire dal 19esimo secolo è divenuta possibilità reale l’animazione delle immagini.
Proprio con la scoperta della persistenza visiva, ci sono stati tanti tentativi nella creazione di cartoni animati e alla fine si è giunti a risultati sensazionali. Questo settore si è evoluto maggiormente nel corso dell’ultimo decennio, con l’avvento dei computer e della tecnologia 3D.
La tecnica tradizionale
La storia dell’animazione è stata dominata con una tecnica che viene utilizzata ancora tutt’oggi. Si tratta del disegno a mano, una tecnica tradizionale che oggi è difficile trovare nella sua forma più pura.
Il suo nome è cel animation, il che significa che gli animatori utilizzano una carta speciale in acetato cel su cui disegnare un oggetto o un personaggio. Questi disegni in seguito vengono posti su uno sfondo e realizzati su un supporto cartaceo.
Per fare in modo che durante la proiezione ci sia un movimento fluido delle immagini, per ogni secondo vengono realizzati 24 disegni. A seconda del tipo di scena il numero di immagini può anche variare. I disegnatori più esperti in questo settore vanno a realizzare 3 o 4 Immagini chiave, alle quali vengono poi integrate ed immagini create dai cosiddetti novellini.
Dopo aver messo a punto tutti i disegni, entrano in gioco i tecnici per gli effetti speciali che andranno a creare tutto ciò che servirà poi per animare. Infine tutto viene ripreso attraverso l’utilizzo di una macchina verticale, la quale va puntata su un piano in verticale dove sono posti i disegni.
Le innovazioni grazie ai computer
Quando arrivo dei computer la realizzazione dei cartoni animati è divenuta molto più semplice.
La produzione dei film di animazione non solo si è facilitata, ma ha avuto anche una grande accelerazione. Ci sono dei film d’animazione creati completamente con il computer, ma anche quelli a tecnica mista. In questo caso con il computer si vanno a creare soltanto determinati scenari, i quali vengono poi integrati con la scannerizzazione dei disegni fatti a mano.
Nel 1995 è arrivata la vera rivoluzione nel mondo dell’animazione, con l’introduzione della tecnica 3D. L’esperimento fatto che ha anche ottenuto un risultato sensazionale, è stato realizzato con il lungometraggio Toy Story. A seguire, considerato il grande interesse da parte del pubblico, sono stati realizzati tantissimi altri capolavori ricordati ancora a oggi, come ad esempio A Bug’s life e Z la formica, Shrek, L’era glaciale e Monsters & Co.
Ma tutto questo successo è stato realmente dovuto alla tecnologia utilizzata?
Come spiega Steve Jobs, il fondatore della Pixar: “Nessuna tecnologia potrà mai trasformare una cattiva storia in una buona storia. Né una tecnologia, per quanto stupefacente, può intrattenere un pubblico per più di cinque minuti senza una storia affascinante”.